Genesi degli dèi, di Alessandro De Angelis, Youcanprint Ed. 2025.

 

Dopo tutti i libri anticlericali da me recensiti e presentati, solo ora trovo – dopo  la mia parentesi paleoastronautica (poi rinnegata ma non nel merito della decostruzione biblica) - nel libro di Alessandro De Angelis  la chiara e netta rappresentazione (sfrondata da interpretazioni che restavano dentro il dominio del credo religioso) della storia e dell’origine delle religioni. 

Genesi degli dèi. La genesi di Yahweh, di Alessandro De Angelis, non è soltanto un libro sulle origini di Yahweh: è, nella sua ambizione più profonda, un'indagine sulla genesi stessa del potere religioso: sul momento storico in cui uomini, dinastie e caste dominanti cessano di presentarsi semplicemente come uomini e cominciano a collocare sé stessi, i propri antenati o le proprie istituzioni in una dimensione sovrumana, costruendo intorno a tale investitura un sistema di obbedienza. 

Nella mia ormai trentennale attività di debunker delle “verità rivelate” da chi detiene il potere, con il mio Centro Culturale Candide, salotto milanese neoilluminsta, ho sempre messo l’accento sulle menzogne, specie quanto di fondano su presunti libri sacri, che si tramandano da generazioni fin dalla notte dei tempi. E oltre alla decostruzione dei miti e delle religioni, in particolare le tre abramitiche che pervadono il pianeta, un’attenzione particolare la detti ovviamente, essendo lo scrivente nato in Italia, alla religione ereditata dal Sacro Romano Impero, che in pratica ancor oggi sopravvive come Vaticano, già Stato pontificio. 

È un tema che sento particolarmente a me vicino, per il mio pensiero, che già si formava nitido, prima della fondazione di Candide C.C., in opposizione alle tante signore impellicciate che frequentavano le chiese anche nei luoghi di villeggiatura, come Madonna di Campiglio, che ancora occupa buona parte del mio vissuto di adolescente. Perché anche lì, come a Milano, la mia compianta madre Lorenza Franco impartiva lezioni di greco e latino, a volta anche di inglese e tedesco, ai figli rimandati a settembre di famiglie borghesi…  mentre intanto leggeva, studiava e annotava la Bibbia, il libro più noto e meno letto del mondo. 

Ora non voglio tediare chi mi legge ricordando anche che, nonostante la sua profonda cultura, mi madre ebbe ad appassionarsi a Mauro Biglino e ai suoi libri: del resto le tesi di Claude Vorilhon Rael già imperversavano da anni e non solo negli ambienti new age, mentre Erich von Danken, autore di Chariots of the Gods, fu il mio primo riferimento, che lessi ancor prima di Zecharia Sitchin, al quale Biglino deve gran parte del suo lavoro di “esegesi biblica” laica. Sono certo che Lorenza Franco, se fosse sopravvissuta solo quale anno in più, si sarebbe ricreduta sulla paleoastronautica come il sottoscritto, riconoscendo invece nei lasciti archeologici altrimenti inspiegabili, le antiche civiltà prediluviane scientificamente avanzate, ma terrestri.   

Va da sé che valorizzai, dandone visibilità con Candide C.C., gli autori che, come lo scrivente, affrontavano il mistero della vita non con l'atteggiamento fideistico di chi preferisce credere invece di pensare. Non devono esistere interrogativi sottratti per definizione all'indagine razionale perché riservati al mistero divino: continuo anzi a ritenere il credo religioso, quando pretende di sostituirsi alla conoscenza, un freno e un firewall all'intelligenza e al sapere. 

La fede può naturalmente appartenere alla sfera privata dell'individuo e, finché vi rimane, merita il rispetto dovuto a ogni libera scelta personale. Il problema nasce quando dalla coscienza privata passa alla sfera pubblica, si istituzionalizza, pretende di stabilire ciò che è vero e ciò che è falso e, soprattutto, domanda all'uomo di sospendere la propria facoltà critica davanti a una verità che qualcuno sostiene provenire dall'alto. 

Perché, curiosamente, le verità che vengono dall'alto hanno sempre avuto bisogno, quaggiù, di sacerdoti, gerarchie, interpreti, inquisitori e amministratori. Ed è proprio qui che il lavoro di Alessandro De Angelis diventa particolarmente stimolante nella sua tesi radicale: gli dèi delle grandi narrazioni antiche non sarebbero esseri soprannaturali e neppure visitatori extraterrestri; sarebbero stati invero uomini realmente esistiti, appartenenti a élite politiche e dinastiche, successivamente deificati, protagonisti di vicende storiche trasfigurate attraverso il mito.

  È la prospettiva evemeristica portata alle sue conseguenze più estreme: l’Autore insiste da anni, nel suo lavoro di ricerca condensato in vari libri, sull'origine umana di figure come Yahweh e gli Elohim, contrapponendosi esplicitamente tanto all'interpretazione teologica quanto a quella paleoastronautica. 

Ma in Genesi degli dèi questa prospettiva si allarga ulteriormente: Yahweh, El, Baal, le genealogie bibliche, Abramo, Mosè, l'Egitto e le dinastie del Vicino Oriente vengono ricollocati dentro una trama nella quale religione e politica non sono mondi separati, ma aspetti differenti dello stesso processo di costruzione del potere. La stessa presentazione editoriale del volume indica esplicitamente tra i nuclei dell'opera il rapporto fra religioni, poteri e dinastie e la revisione delle narrazioni tradizionali sulla nascita del monoteismo. 

Premesso quindi che furono gli uomini a creare gli dei e non il contrario, il resto viene da sé, logicamente: un sovrano è potente, ma un sovrano che discende da Dio è molto più potente; un sovrano che è Dio diventa difficilmente contestabile. 

Il passaggio dalla forza politica alla consacrazione religiosa rappresenta uno dei meccanismi più antichi e sofisticati di legittimazione del comando. Se il potere deriva dagli uomini, gli uomini possono discuterlo; se deriva dal cielo, metterlo in discussione diventa sacrilegio, eresia. 

E qui il problema storico diventa immediatamente politico.

La grande invenzione non sarebbe stata soltanto quella di creare una divinità, ma di creare un'autorità sottratta alla verifica. Nel momento in cui una norma non viene più presentata come decisione umana ma come volontà divina, ogni discussione razionale diventa superflua. Non occorre dimostrare: basta rivelare. Non occorre convincere: bisogna credere. Non occorre consentire il dissenso: il dissenso diventa eresia. 

È un dispositivo di potere di straordinaria efficienza, che  ha funzionato magnificamente per millenni… anche a forza di sterminii ed eccidii. 

De Angelis riconduce questa costruzione a vicende remotissime, associando la formazione di miti e simboli religiosi anche a un grande evento catastrofico collegato alla cosiddetta cometa di Burckle. Nella sua ricostruzione, fenomeni naturali terrificanti sarebbero stati reinterpretati e utilizzati all'interno di sistemi politico-religiosi nei quali élite dotate di maggiori conoscenze potevano attribuirsi qualità sovrumane agli occhi delle popolazioni soggette. Il volume collega a tale scenario anche simboli ricorrenti come il carro di fuoco, il toro celeste e l'albero della vita.

 L'ipotesi è illuminante soprattutto per ciò che suggerisce sul rapporto fra ignoranza e dominio. 

Chi conosce un fenomeno naturale possiede un vantaggio su chi lo teme; chi sa prevedere un'eclissi può sembrare un dio a chi non sa cosa sia un'eclissi; chi comprende il cielo può comandare sulla Terra. 

La storia della conoscenza è anche la storia della progressiva sottrazione dei fenomeni naturali alla spiegazione magica e religiosa. Il fulmine ha smesso di essere l'ira di Zeus, la malattia ha cessato di essere una punizione divina, le epidemie non vengono più spiegate – almeno nei libri di medicina – come conseguenza del peccato, e l'universo non necessita più di sfere celesti mosse da intelligenze angeliche. 

Ogni avanzamento della conoscenza ha ristretto un poco il territorio dell'inspiegabile, e ogni volta le religioni hanno dovuto arretrare, spesso dopo aver opposto una resistenza sanguinaria e contraria ad ogni umana pietà. 

Altro che caritas cristiana: da Giordano Bruno a Galileo, l'Occidente conosce bene il prezzo pagato da chi ha avuto la pessima abitudine di anteporre l'osservazione alla rivelazione. Il problema non è mai stato soltanto stabilire se fosse la Terra a girare intorno al Sole, il problema era infinitamente più grave: chi ha il diritto di stabilire che cosa sia vero? 

La scienza risponde: chiunque sia in grado di dimostrarlo, la religione risponde invece  da secoli: chi possiede l'autorità di interpretare Dio. Tra questi due modi di concepire la conoscenza esiste una differenza che non è soltanto metodologica, è una differenza di civiltà. 

Nelle opere di De Angelis gli Elohim non arrivano da un'altra galassia: appartengono alla storia dell'uomo. Non occorre postulare astronavi per spiegare testi nati dentro società umane, conflitti umani e rapporti di potere altrettanto umani. 

Riportare gli dèi sulla Terra significa restituire all'uomo la responsabilità della propria storia. Se dietro gli dèi troviamo uomini, dietro i comandamenti troviamo società, dietro le guerre sante troviamo interessi, dietro le genealogie divine troviamo dinastie e dietro le verità eterne troviamo spesso esigenze storiche molto contingenti, l'intero edificio religioso cambia prospettiva. 

Non siamo più davanti alla storia di Dio che parla agli uomini, siamo davanti alla storia degli uomini che parlano in nome di Dio. 

Naturalmente non tutte le ricostruzioni proposte da De Angelis possono essere considerate acquisizioni definitive della ricerca storica, archeologica o scientifica: sarebbe paradossale trasformare un libro nato per abbattere i dogmi in un nuovo dogma. Certamente alcune identificazioni, correlazioni genealogiche e interpretazioni richiedono verifica e confronto. 

Ma questo non inficia l’enorme valore culturale dell'opera, perché Genesi degli dèi costringe il lettore a fare esattamente ciò che ogni religione dogmatica tende invece a scoraggiare: fare domande.

Chi era davvero Yahweh?

Come nasce una divinità?

Quanto c'è di storico dentro un mito?

Quanto c'è di politico dentro una religione?

E soprattutto: quante strutture di potere sopravvivono perché l'uomo continua a considerare sacro ciò che altri uomini, molti secoli prima, hanno dichiarato tale? 

La vera emancipazione dell'uomo comincia infatti nel momento in cui egli smette di inginocchiarsi davanti alle risposte e ricomincia a interrogarsi sulle domande. Il nostro Illuminismo ci ha insegnato il sapere aude: abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza. 

Io aggiungerei soltanto: senza chiedere preventivamente il permesso a Dio o, più precisamente, a chi pretende di parlare in suo nome. È anche per questo che considero Genesi degli dèi una lettura importante. 

Non perché consegni necessariamente una nuova verità definitiva sulle origini dell’uomo, di Yahweh e di altre deità, ma perché contribuisce a compiere un'operazione intellettualmente liberatoria: togliere il sacro dalla teca dell'intoccabile e restituirlo all'indagine storica, antropologica e razionale. 

Gli dèi possono forse sopravvivere alla ricerca, i dogmi, molto meno. Ed è già un ottimo motivo per continuare a indagare, scavare, cercare. 

avv. Giovanni Bonomo
         Centro Culturale Candide




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