Il mistero dell’universo: non virtuale, né ologramma, né Matrix.
Imperversa sui social il panpsichismo cosmico di Malanga, Faggin e altri come già Fabrizio Coppola con il suo “Il Segreto dell’Universo”, alla cui base è l’idea che la coscienza sia una e universale, rifuggendo il materialismo a favore di concezioni vicine alle filosofie orientali (i Veda). Corollario di tale terapia è che la coscienza non sia un prodotto del cervello, ma la struttura stessa della realtà, esistendo un unico grande "campo" di coscienza universale. Per quanto anch’io, come molti, sia affascinato da tali teorie, il mio senso critico di giurista e promotore culturale mi porta a considerarle come quanto-farneticazioni consolatorie a fronte dell’evidenza di totale casualità dell’esistenza, alla quale l’uomo non riesce ancora oggi a rassegnarsi. Il mistero dell’universo e della sua – e nostra – esistenza è ancora da risolvere. Il tentativo dell’uomo di questa era digitale di liberarsi non dall’ignoranza, e dal male che essa comporta, ma dal pes...