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La realtà esiste di per sé o è solo relazionale? Rovelli, Faggin e Malanga tra fisica quantistica e metafisica

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  La meccanica quantistica relazionale di Carlo Rovelli mette in discussione l’idea che le proprietà fisiche appartengano intrinsecamente alle cose. Federico Faggin compie un passo ulteriore e attribuisce alla coscienza un ruolo fondamentale nella struttura della realtà. Corrado Malanga va ancora oltre, fino a concepire la realtà stessa come costruzione della coscienza. Tre prospettive molto diverse, accomunate però da un rischio: quello di chiedere alla meccanica quantistica risposte che gli esperimenti, almeno per ora, non ci hanno dato.   Da tempo circolano, con fortuna alterna tra filosofia orientale e suggestioni cinematografiche, teorie secondo cui la realtà sarebbe in fondo un’illusione: il tutto è Māyā della tradizione indiana aggiornato all’era digitale, con Matrix assurto a riferimento di un’intera generazione. In alcuni miei precedenti interventi su Facebook ho già cercato di mostrare quanto sia fragile il salto logico che conduce alla conclusione che il mondo...

Roggero, la pistola e il televoto: divide et impera

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              Il 15 luglio 2026 la Cassazione ha reso definitiva la condanna del gioielliere Mario Roggero: quattordici anni e nove mesi per aver inseguito e ucciso due rapinatori già in fuga. Sui social il processo si è già concluso, diviso tra chi lo vuole eroe e chi assassino, ma è la domanda sbagliata. Spiego in queste note perché, secondo l'art. 52 c.p., non fu legittima difesa; perché il trauma psichico non è stato ignorato dai giudici ma nemmeno è bastato a scagionarlo; e perché, mentre discutiamo di Roggero, nessuno si domanda come vengono sperperati i soldi degli italiani.   I fatti, in breve: il 28 aprile 2021 Roggero, gioielliere di Grinzane Cavour (CN), subisce una rapina insieme alla moglie. I rapinatori fuggono; lui prende una pistola, li insegue fuori dal negozio, spara, ne uccide due e ne ferisce un terzo. Condannato a diciassette anni in primo grado, la pena scende a quattordici anni e nove mesi in appello. Il 15 luglio 2026 la C...

Il coraggio dell’essere nell’era dell’algoritmo: il Manifesto filosofico di Giorgio Agnoli

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           Il Manifesto filosofico di Giorgio Agnoli è un libro curioso, ambizioso, volutamente inattuale. E già questo, in un’epoca in cui il pensiero viene spesso compresso nello spazio angusto di un post, ridotto a slogan, emoticon, reazione istantanea o piccola sentenza da social, non è affatto poco. Agnoli tenta infatti un’operazione rara: sottrarsi al rumore del presente, alla filosofia tascabile dell’opinione veloce, alla comoda retorica del “secondo me”, per riportare il discorso su un terreno più alto e rischioso, quello delle grandi domande esistenziali, sull’essere, sulla forma, sulla necessità e sulla struttura del reale.   In tempi di pensiero debole, ora dominato dagli algoritmi della AI, il suo libro ha il merito di non chiedere il permesso all’attualità. Non cerca il consenso facile, non rincorre la battuta virale, non si traveste da manuale motivazionale per anime stanche, vuole invece parlare in grande, forse anche troppo in grande...

LA MATERIA NON È IL FONDAMENTO DELLA REALTÀ

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           La fisica del Novecento ha progressivamente mandato in pensione l’idea di un universo costruito con piccoli mattoni solidi; quella contemporanea, invece di ricomporre il vecchio edificio, ci ha suggerito che forse i mattoni non sono mai esistiti, o almeno non nel modo in cui li avevamo immaginati.   Già, per lungo tempo abbiamo osservato il mondo come un grande magazzino di oggetti: corpi, rocce, pianeti, tavoli, organismi: ogni cosa sembrava avere confini certi, consistenza propria e una rassicurante permanenza nel tempo. Anche l’essere umano veniva incluso senza troppe esitazioni nell’inventario: un organismo sofisticato, attraversato da processi fisici e mentali che finiscono per produrre quella percezione unitaria di sé che chiamiamo “io” o ego .   Era una rappresentazione semplice, intuitiva e perfettamente adatta alla vita quotidiana, il problema è che la natura, appena interrogata più a fondo, ha cominciato a rispondere in mo...

Il mistero dell’universo: non virtuale, né ologramma, né Matrix.

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  Imperversa sui social il panpsichismo cosmico di Malanga, Faggin e altri come già Fabrizio Coppola con il suo “Il Segreto dell’Universo”, alla cui base è l’idea che la coscienza sia una e universale, rifuggendo il materialismo a favore di concezioni vicine alle filosofie orientali (i Veda). Corollario di tale teoria è che la coscienza non sia un prodotto del cervello, ma la struttura stessa della realtà, esistendo un unico grande "campo" di coscienza universale.   Per quanto anch’io, come molti, sia affascinato da tali teorie, il mio senso critico di giurista e promotore culturale mi porta a considerarle come quanto-farneticazioni consolatorie a fronte dell’evidenza di totale casualità dell’esistenza, alla quale l’uomo non riesce ancora oggi a rassegnarsi.   Il mistero dell’universo e della sua – e nostra – esistenza  è ancora da risolvere. Il tentativo dell’uomo di questa era digitale di liberarsi non dall’ignoranza, e dal male che essa comporta, ma dal peso...