Il sangue di Erode, di Alessandro De Angelis, I.P. Ed. 2026

 

Dopo Genesi degli dèi. La genesi di Yahweh, recensito pochi giorni fa su queste pagine, torno sul lavoro di Alessandro De Angelis con Il sangue di Erode. La verità nascosta su Gesù e Maria Maddalena, altro libro frutto di approfondita ricerca sulle reali fonti storiche e non su quelle narrate dalla religione per quasi duemila anni. 

Se in Genesi degli dèi De Angelis riportava sulla Terra Yahweh e gli altri dèi, cercando dietro le divinità uomini, dinastie, caste dominanti e vicende successivamente trasfigurate dal mito, ne Il sangue di Erode compie un'operazione ancora più delicata e, per la nostra cultura, destabilizzante: riportare Cristo nella storia, cercando Gesù prima di Gesù Cristo. 

Vale a dire prima della divinizzazione, prima della costruzione teologica, prima dei concili, prima dei dogmi e prima di quei duemila anni durante i quali la narrazione cristiana ha finito inevitabilmente per sovrapporsi all'uomo storico costruendo una serie di menzogne ad uso e consumo del potere e al solo fine di accumulare ricchezze. 

Per chi abbia seguito i miei scritti negli anni, sarà facile comprendere perché questo libro incontri immediatamente alcuni dei temi sui quali torno da tempo. 

Non per una pregiudiziale ostilità verso chi crede: la libertà di credere appartiene alla stessa libertà di coscienza che difendo proprio in quanto laico. Il problema nasce quando il credere pretende di diventare sapere; quando una convinzione privata si trasforma in verità pubblica; quando una narrazione religiosa chiede di essere sottratta agli strumenti critici che normalmente utilizziamo per qualsiasi altra

 

1.    Gesù prima di Cristo 

Il volume, 274 pagine pubblicate da Youcanprint nel 2026, parte da plurime e variegate fonti: Vangeli canonici e testi apocrifi, Giuseppe Flavio, tradizioni rabbiniche, genealogie, reperti funerari, ossari e iscrizioni. Attraverso questo materiale De Angelis scopre una verità mai finora portata alla luce: Maria Maddalena non fu semplicemente la seguace privilegiata che conosciamo dai testi cristiani, ma una principessa erodiana, depositaria di una vicenda dinastica strettamente connessa all'origine, alla sopravvivenza e alla discendenza di Gesù. 

L'Autore individua inoltre Giuda e Salampsio come fratello e sorella di Gesù e segue quelle che ritiene essere le tracce di figli, nipoti e pronipoti all'interno delle fonti fra Gerusalemme, Gamala, Yavne e l'ambiente rabbinico. Pilato, Erode Antipa, Aristobulo, Paolo e Marta Boeto vengono così ricollocati in uno scenario nel quale crisi politica, lotte sacerdotali, dinastie e famiglia si sovrappongono alla successiva narrazione religiosa. È la stessa presentazione editoriale del libro a dichiarare apertamente l'ipotesi di fondo: una storia dinastica sarebbe stata trasformata, attraverso fede, potere e memoria, nella religione destinata a conquistare una parte enorme del mondo. 

Perché dietro la storia divina che ci è stata tramandata ci fu, all'origine, una storia interamente umana. Famiglie, matrimoni, figli, conflitti dinastici, pretese al potere, rivalità sacerdotali, rivolte, condanne, alleanze segnano una storia interamente umana e per niente spirituale, tanto meno divina.

 Storia che viene tramandata da uomini che agiscono, altri uomini che raccontano ciò che è accaduto e uomini ancora successivi che decidono quale racconto debba essere conservato.

 

2.    Dal “Dio ordina” al “chi dice che Dio abbia ordinato?” 

Avevo affrontato direttamente questo problema in uno dei miei scritti provocatoriamente intitolato La teologia, scienza del nulla. 

Lì osservavo il paradosso sul quale si fonda l'intera costruzione teologica: Dio viene dichiarato trascendente e inconoscibile e, subito dopo, intere caste di specialisti spiegano con sorprendente precisione chi egli sia, che cosa voglia, che cosa vieti, chi salverà, chi condannerà e perfino quali comportamenti sessuali gradisca o disapprovi. 

Ma il problema diventa ben più serio quando da questo cortocircuito epistemologico si passa al potere, perché la teologia ha storicamente fornito una legittimazione ideologica alle istituzioni religiose, creando gerarchie spirituali e sacralizzando regole sociali: Dio ordina, l'uomo esegue e soprattutto qualcun altro interpreta l'ordine di Dio. 

Il potere religioso, come qualsiasi despota, non ha bisogno che Dio parli, ha bisogno che gli uomini credano che qualcuno possa parlare per Lui. A quel punto il potere compie un salto qualitativo formidabile. 

Un sovrano terreno può essere contestato. una legge umana può essere abrogata, un costume sociale può essere modificato. Ma se quella legge, quel potere o quel costume diventano espressione della volontà divina, il dissenso non è più semplice opposizione: diventa empietà, peccato, eresia. 

Nella precedente recensione a Genesi degli dèi avevo sintetizzato il meccanismo in termini quasi matematici: un sovrano è potente; un sovrano che discende da Dio è ancora più potente; un sovrano che è Dio diventa difficilmente contestabile. 

Con Gesù il procedimento raggiunge una forma ancora più perfetta: non un re protetto da Dio, non un faraone assimilato al dio, ma Dio stesso incarnato nell'uomo.

La genealogia cessa così di essere soltanto dinastica per diventare metafisica, il padre non è più un uomo, è Dio. E qui Il sangue di Erode affonda il bisturi.

 

3.    La linea di sangue contro il dogma 

Il titolo scelto da De Angelis diventa allora particolarmente significativo: Il sangue di Erode non evoca soltanto il sangue versato, evoca innanzitutto il sangue genealogico. 

La famiglia, l'appartenenza, la discendenza. 

In una parola, tutto ciò che riporta nella dimensione biologica e politica ciò che il Cristianesimo ha falsificato in un una dimensione soprannaturale. 

Se Gesù appartiene a una rete familiare e dinastica ben precisa, se Maria Maddalena appartiene a sua volta a quella rete, se dietro personaggi separati dalla tradizione teologica troviamo rapporti familiari rimossi o trasformati, allora l'intero scenario cambia. 

Non necessariamente nel modo definitivo proposto da De Angelis – tornerò su questo necessario distinguo – ma cambia il tipo di domanda che dobbiamo porre. 

La domanda del credente è:

che cosa ha voluto rivelarci Dio attraverso questi avvenimenti?

La domanda dello storico è:

che cosa è accaduto?

Sono due domande radicalmente differenti.

 

4.    Maria Maddalena e la memoria riscritta 

È particolarmente significativo che De Angelis collochi al centro dell'indagine Maria Maddalena.

 Già su un punto la tradizione popolare occidentale ha dovuto fare marcia indietro: nei Vangeli Maria di Magdala non è definita prostituta: l'immagine della peccatrice sessuale pentita nacque attraverso la progressiva sovrapposizione di figure evangeliche differenti. 

Gli studi contemporanei tendono invece a restituire alla Maddalena una posizione di straordinaria importanza nel primo movimento cristiano. La ricerca raccolta dall'Oxford Handbook of Mary Magdalene sottolinea come i testi canonici ed extracanonici la presentino come discepola di primo piano e testimone decisiva degli eventi della morte e della resurrezione di Gesù; altri testi cristiani antichi ne accrescono ulteriormente il ruolo di maestra e interlocutrice privilegiata.

E se tutto questo non dimostra che Maria Maddalena fosse la principessa erodiana ricostruita da De Angelis, dimostra invece qualcosa di preliminare e metodologicamente importante: l'immagine che una religione consegna ai secoli di un proprio personaggio può essere molto diversa dalla complessità delle fonti originarie. 

E allora va da sé la domanda: perché la figura di questa donna è stata modificata? Quali tradizioni sono prevalse? Quali altre sono state marginalizzate? 

La risposta può essere storicamente molto più complessa di una deliberata “congiura”, e sarebbe metodologicamente imprudente ridurre secoli di evoluzione dottrinale a un'unica volontà censoria. Ma resta il fatto che i testi cristiani antichi presentano “Cristianesimi”, al plurale, prima che l'ortodossia stabilisse quale Cristianesimo dovesse diventare quello ufficiale. 

Ed è un passaggio fondamentale: prima dell'ortodossia ci sono infatti le interpretazioni, soltanto dopo una di esse diventa la verità.

 

5.    Prima del dogma c’è sempre un racconto 

Questa è forse la questione sulla quale Il sangue di Erode incontra più profondamente il mio percorso. 

Da anni torno sull'idea che il problema delle religioni non sia soltanto la loro origine mitologica, ma il passaggio successivo attraverso il quale un racconto, come quello biblico, viene sottratto alla condizione di racconto. 

Un mito greco rimane mito, un poema epico rimane letteratura, una cosmologia antica può essere studiata come documento antropologico. Ma quando un testo viene dichiarato “sacro”, cambia improvvisamente statuto epistemologico. 

Non gli si chiede più soltanto che cosa racconti, gli si riconosce autorità. È precisamente quel passaggio dall'autorità narrativa all'autorità normativa che ha reso le religioni grandi strumenti di organizzazione sociale e, insieme, formidabili strumenti di potere. 

Un libro non racconta più soltanto il mondo, dice come bisogna vivere, che cosa mangiare, con chi avere rapporti sessuali, chi sposare, come vestire, che cosa sia puro, che cosa sia impuro, che cosa sia peccato. Perfino che cosa si debba pensare. 

E tutto ciò in nome di un autore che, essendo divino, non può essere convocato per chiarimenti. Resta quindi l'interprete, e l'interprete, storicamente, acquista potere.

 

6.    Dalla paura della morte alla costruzione degli dèi

In un mio dialogo con mia madre Lorenza Franco, ripreso successivamente anche in alcune interviste sulla storia del Centro Culturale Candide, avevo espresso una convinzione che ritrovo indirettamente anche nel percorso di De Angelis: l'uomo tende all'infinito proprio perché vive di limiti, e fra tutti i limiti quello che accetta con maggiore difficoltà è la propria morte. 

Da qui la creazione delle divinità e delle religioni: non necessariamente, all'origine, come cinico progetto di dominio elaborato a tavolino, ma come risposta umanissima al bisogno di superare il limite, trovare un senso, immaginare una continuità oltre la cessazione individuale. 

Il bisogno psicologico può essere autentico, la risposta, tuttavia, non diventa vera soltanto perché consola, occorre invero distinguere due momenti. 

Il primo è antropologico: l'uomo inventa il divino per sopportare la propria finitezza.

Il secondo è politico: qualcuno comprende che quel divino può essere amministrato. 

È in questo secondo passaggio che nasce l'istituzione, e con l'istituzione nasce inevitabilmente il potere.

 

7.    Dal messaggio spirituale all'apparato dispotico 

Il Cristianesimo storico non coincide con il messaggio attribuito a Gesù. Da questo ovvio presupposto che nemmeno più la chiesa ora contesta, Il sangue di Erode ci invita a riflettere e ad andare a fondo della storia, una volta superata la “storiella”. 

Anche ammettendo l'esistenza storica di un predicatore chiamato Gesù, anche riconoscendo nel suo messaggio elementi di straordinaria portata etica – la difesa degli ultimi, l'universalizzazione della dignità, la critica dell'ipocrisia religiosa – resta tutto da spiegare come da quella predicazione sia nata la ricchissima ed opulenta Chiesa che conosciamo. 

Tra il predicatore della Galilea e il Vaticano c'è una bella differenza, se non addirittura un’antitesi. E c’è anche parecchia strada percorsa:

c'è Paolo, ci sono le comunità paleocristiane, ci sono controversie dottrinali, ci sono concili, c'è Costantino, c'è l'impero, ci sono le eresie sconfitte, ci sono testi accolti e testi espulsi, ci sono secoli nei quali il potere religioso diventa anche potere temporale, c'è uno Stato Pontificio... 

… e infine c'è ancora oggi, dentro Roma e dentro la Repubblica italiana, uno Stato sovrano governato da una monarchia assoluta elettiva religiosa.

Questo, se non dimostra che tutto fosse progettato dall'inizio, dimostra comunque che la religione è storia, e in quanto storia cambia, si organizza, stringe alleanze, accumula beni, costruisce gerarchie e difende la propria autorità. 

È per questo che trovo limitante discutere il Cristianesimo soltanto in termini di “fede sì/fede no”: la questione interessante è il passaggio dalla fede al potere della fede organizzata.

 

8.    Quando la fede ha paura del pensiero 

In un mio scritto dedicato a Giordano Bruno, Rogo per la gloria di Dio (ovvero: quando la fede ha paura del pensiero), ho indicato proprio questo punto di rottura. 

Il rogo di Campo de' Fiori non rappresenta solo un errore commesso da uomini del passato che oggi giudicheremmo con differenti categorie morali, ma rappresenta soprattutto ciò che accade quando un'istituzione si attribuisce il monopolio della verità e considera la libertà intellettuale non un diritto, ma una minaccia. 

Ho scritto che «quando il potere si sente sacro, ogni violenza diventa liturgia». E soprattutto che una religione, quando si allea con lo Stato e pretende il monopolio della verità, cessa di essere soltanto fede e diventa potere sulle coscienze. 

Bruno naturalmente è molto posteriore a Gesù, ma il problema epistemologico è identico: chi decide che cosa sia vero? Chi può correggere chi lo decide? Quale prova può falsificare una dottrina? 

La scienza possiede un meccanismo, almeno ideale, di autocorrezione: un'affermazione resta valida finché le prove non la contraddicono. Il dogma religioso, di contro, funziona in senso opposto: quando i fatti sembrano contraddirlo, devono essere reinterpretati i fatti. 

È per questo che la ricerca storica sulle origini cristiane suscita ancora reazioni sproporzionate: non tocca soltanto un avvenimento remoto, tocca l'autorità che su quell'avvenimento è stata costruita.

 

9.    La lunga battaglia per la laicità 

Questa critica non nasce, nel mio percorso, con De Angelis. Già introducendo nel 2013 il libro di Raffaello Morelli Lo sguardo lungo. Il principio di separazione Stato e religioni è il sempreverde innestato da Cavour, sostenevo il valore della separazione proprio perché uno Stato libero non deve stabilire se Dio esista o non esista: deve garantire che nessuna particolare risposta religiosa alla domanda su Dio diventi legge per tutti.

È la differenza fondamentale fra laicità e ateismo di Stato: uno Stato autenticamente laico non impone l'incredulità, ma nemmeno finanzia, privilegia o assume come propria la verità di una Chiesa. 

Per questo la battaglia per la conoscenza storica delle origini cristiane non è una curiosità da specialisti, ha invero un riflesso civile. Perché viviamo in un Paese nel quale la storia della Chiesa e quella dello Stato si sono intrecciate per secoli e nel quale l'influenza culturale cattolica continua inevitabilmente a pesare sui grandi temi della vita individuale: nascita, famiglia, sessualità, fine vita, ricerca scientifica. 

Studiare come si sia formata quell'autorità significa anche comprendere perché continui a esercitarla.

 

10.  Dal mio incontro con Biglino per arrivare poi  De Angelis 

Non posso recensire ora De Angelis senza richiamare un'altra tappa del mio percorso.

 Nel 2014, con il mio Centro Culturale Candide, presentai Mauro Biglino in una delle nostre Cene d'Autore. Già allora mi interessava la sua decostruzione della lettura teologica della Bibbia e la critica alle interpolazioni, alle traduzioni e alle successive interpretazioni dei cosiddetti testi sacri. La presentazione dell'incontro insisteva proprio sulla necessità di avviare «un percorso di conoscenza autonomo e indipendente da ogni forma di condizionamento». 

Successivamente mi sono allontanato dalla spiegazione paleoastronautica. L'ho già precisato nella recensione a Genesi degli dèi: ho rinnegato quella parentesi non nel merito dell'opera di decostruzione biblica, ma nella spiegazione extraterrestre proposta per sostituire quella religiosa. 

Ed è precisamente per questo che De Angelis mi interessa oggi più di Biglino, perché compie un passo ulteriore: non sostituisce Dio con gli alieni, riporta tutto all'uomo. 

La storia, le dinastie, il potere, la memoria e la capacità tutta umana di trasformare gli avvenimenti in mito crearono Yahweh. È una spiegazione meno spettacolare di quella data da tanti esegeti biblici, ma proprio per questo intellettualmente più fertile.

 

11.  Una religione della vita contro la religione del sacrificio 

Già in origine, nella presentazione del Centro Culturale Candide, avevo contrapposto, in modo provocatorio, alla cultura cristiana fondata sulla trascendenza e sul sacrificio l'idea di una religione laica della vita, del corpo e della terra: una spiritualità senza necessità di immortalità, premi ultraterreni o divinità antropomorfe, nella quale il valore della vita deriva precisamente dalla sua unicità e finitezza. 

È una base di partenza per me importante: criticare il Cristianesimo non significa negare ogni dimensione spirituale dell'esistenza, significa invero solo rifiutare l'equazione per cui senza trascendenza non possa esistere profondità. 

Si può provare stupore davanti all'universo senza chiamarlo creazione, si può amare la vita senza considerarla una sala d'attesa, si può fondare l'etica sulla responsabilità verso gli altri senza attendere una ricompensa celeste. 

Si può morire senza trasformare la morte in un passaggio dogmaticamente descritto da persone che, curiosamente, non ne hanno mai fatto ritorno con documentazione verificabile. Ed è proprio liberando l'uomo dalla necessità di una tutela ultraterrena che gli restituiamo, insieme alla libertà, l'intera responsabilità delle sue azioni.

 

12.  Anche De Angelis deve poter essere smentito 

Tutto ciò non significa però che Il sangue di Erode debba diventare il nuovo Vangelo degli atei anticlericali. Demolire duemila anni di dogmi per fondarne uno nuovo in 274 pagine non costituirebbe un progresso illuministico. 

Le ricostruzioni di De Angelis sono audaci: l'identificazione di personaggi attraverso genealogie, coincidenze onomastiche, ossari e tradizioni provenienti da fonti diverse richiede verifiche specialistiche, e non tutte le conclusioni presentate dall'Autore devono essere prese come verità assolute. 

In particolare, il fatto ormai ben documentato che Maria Maddalena abbia avuto un ruolo molto più rilevante nel primo Cristianesimo di quanto la successiva immagine della peccatrice penitente facesse supporre non costituisce di per sé prova della sua appartenenza alla dinastia erodiana. La ricerca accademica recente ne riconosce l'importanza come discepola e testimone centrale, ma la specifica ricostruzione dinastica di De Angelis va considerata, allo stato, una sua tesi da sottoporre a confronto. 

Ma qui sta esattamente la superiorità metodologica della ricerca sul dogma. De Angelis può avere torto, e deve poter avere torto. Ma in serio e illuminato confronto, perché una teoria che non può essere smentita non è più ricerca, diventa fede. 

Lo stesso criterio che applico al Cristianesimo deve necessariamente essere applicato ai suoi critici, non esistono libri anticlericali sacri, e nemmeno autori infallibili laici.

 

13.  Il diritto di riaprire il fascicolo

Il grande valore del libro Il sangue di Erode consiste allora, per me, non nell'avere pronunciato una nuova sentenza definitiva su Gesù, ma nell'aver chiesto la riapertura del fascicolo. 

E non lo dico per deformazione professionale. Il Cristianesimo istituzionale ha pronunciato da tempo la propria sentenza: Gesù è il Figlio di Dio, Maria è vergine, Cristo è risorto, i Vangeli canonici contengono la testimonianza autorevole della sua missione, la Chiesa è depositaria della sua eredità spirituale. 

Benissimo, la fede è libera di affermarlo. 

Ma lo storico non è tenuto a prestarle giuramento, può riaprire gli atti, può interrogare i testimoni, può confrontare versioni divergenti, può verificare quando un documento sia stato scritto, può domandarsi chi lo abbia modificato, può confrontarlo con le fonti esterne, può ricostruire interessi politici, conflitti familiari, trasformazioni linguistiche. 

Può perfino concludere che alcune tesi alternative siano infondate, ma ciò che non può essergli vietato ricercare e risalire alle prime fonti autentiche.

 

14.  O si pensa o si crede 

Il motto schopenaueriano che accompagna molti miei interventi, #osipensaosicrede non è solo volutamente provocatorio, rappresenta un metodo epistemologico di ricerca della verità storica. 

Naturalmente nella vita concreta pensiero e credenza possono convivere, ma quando affrontiamo una qualsiasi proposizione che pretende di descrivere la realtà, arriva necessariamente un momento in cui bisogna scegliere il metodo. 

O chiediamo prove, o accettiamo la rivelazione. Possiamo fare entrambe le cose ma in ambiti differenti, non nell’ambito istituzionale di uno Stato di diritto che per definizione deve essere laico. 

Se qualcuno mi dice che Gesù fu crocifisso sotto l'autorità romana, posso interrogare fonti e contesto storico, se mi dice che dopo tre giorni risorse fisicamente dalla morte perché era Figlio di Dio, sono già uscito dalla storia ed entrato nella fede. 

Questa distinzione, elementare eppure continuamente elusa, è al fondo di tutto il mio interesse per libri come quello di De Angelis.

 

15.  L'uomo lascia tracce 

Resta quindi la domanda che accompagna tutto il libro:

che cosa resterebbe del Cristianesimo se riuscissimo a separare, almeno per un momento, ciò che appartiene alla storia da ciò che appartiene alla costruzione teologica? 

Potrebbe restare un grande movimento umano nato nella tormentata Palestina del I secolo, potrebbe restare un predicatore capace di imprimere una traccia eccezionale nei propri contemporanei, potrebbero restare lotte dinastiche, speranze messianiche, tensioni sociali, sconfitte politiche successivamente trasformate in vittorie spirituali. 

Potrebbe restare una donna, Maria Maddalena, la cui reale importanza è stata per secoli oscurata da una tradizione che la preferiva peccatrice penitente anziché protagonista. 

Potrebbe restare una famiglia, potrebbe restare una tragedia politica, potrebbe restare, insomma, una straordinaria storia di uomini. E non vedo perché questa eventualità dovrebbe impoverirla, semmai la renderebbe nostra. 

In uno scritto dedicato al libero pensiero e alla memoria dello scrittore e storico Pierino Marazzani ho rivendicato la continuità fra l'impegno laico del Centro Culturale Candide e quella tradizione milanese che da Beccaria ai Verri e a Cattaneo ha considerato la libertà intellettuale non un ornamento della civiltà, ma una sua condizione. 

È da questa tradizione che continuo a guardare anche la religione: non chiedo a nessuno di smettere di credere, chiedo soltanto che nessuno pretenda che io smetta di indagare. 

Perché il credente ha diritto alla propria fede, ma la società civile ha il diritto, ma ha anche un dovere, di essere laica. E purtroppo ancora oggi lo Stato di diritto già di montesquiana memoria è ancora inficiato dal credo religioso, specie in una nazione, come l’Italia, che ospita lo Stato del Vaticano.

 Per questo considero Il sangue di Erode un libro importante e degno di un’attenta lettura, al di là della futura conferma o smentita delle sue più ardite ricostruzioni genealogiche. 

Nella recensione a Genesi degli dèi concludevo che gli dèi possono forse sopravvivere alla ricerca, mentre i dogmi molto meno. Qui aggiungerei un altro passo: il Dio chiede fede, l'uomo lascia tracce, ed io continuo a preferire le tracce. 

Perché possono essere cercate, confrontate, discusse, smentite, comprese, confermate.

È il vecchio sapere aude illuministico che continua ad accompagnare il Centro Culturale Candide: avere il coraggio di servirsi della propria intelligenza senza riconoscere recinti “sacri” nei quali alla ragione sia proibito entrare. 

Milano, 13. 9.2026                                             avv. Giovanni Bonomo

                                                                           Centro Culturale Candide



 

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